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La Carovana “TUNKA, l’aventure” in viaggio tra i villaggi rurali del Mali

Dopo il debutto a Ouagadougou e le rappresentazioni a Bamako, Tunka / L’aventure è in tournée nei villaggi rurali dei comuni di Kambila, Dianeguebougou, Dio-Gare e Diago

Lo spettacolo, prodotto da Farneto Teatro con il Centre Gambidi di Ouagadougou, è stato realizzato a partire dalle interviste che Maurizio Schmidt ha realizzato con migranti, migranti di ritorno e famiglie in Italia, Spagna e in Mali. Dopo un periodo di improvvisazione con gli attori, diretti da Luca Fusi, lo scrittore Ildeverd Meda ha messo a punto il testo, che presenta con chiarezza le cause dell’emigrazione, i rischi del viaggio, le condizioni dei migranti in Europa, le enormi difficoltà al rientro.
Le rappresentazioni nei villaggi rurali si sono svolte dal 3 al 17 febbraio e hanno toccato i villaggi di N’golovala, Fanafie’ Coro, Siramanso, Fansira-Coro, Guily, Soninkegny, M’piebougou, Dianeguebougou. Goro, Dio-Gare, Sotoli, Diago Village.
I villaggi hanno accolto lo spettacolo nelle piazze pubbliche o nei cortili delle scuole come un importante avvenimento e come una festa spesso anche con musica e danze (come, ad esempio, a Siramanso e Guilly) e con uno spettacolo di maschere e acrobazie a Fansira Koro.
L’orario è stato scelto con i rappresentanti della comunità, con inizio fra le 15 e le 17, orario che ha permesso di raccogliere gran parte degli abitanti: fra le 300 e le 400 persone per ciascun villaggio, un pubblico composto di anziani e giovani, molte donne, alcuni uomini adulti e un’infinità di bambini. L’impianto scenico, molto agile e semplice, ha potuto essere montato a terra, mentre il pubblico è stato sistemato su un centinaio di sedie noleggiate sul posto, stuoie fornite dalla compagnia (per i bambini), sedili e panche portati dal pubblico stesso, mentre molti spettatori sono rimasti in piedi in semicerchio. Gli attori e i musicisti della compagnia – 9 in tutto, professionalmente molto dotati, motivati e generosi – hanno saputo conquistarsi ovunque una grande concentrazione per tutta la durata dello spettacolo (circa un’ora e dieci minuti), raccogliendo anche risate – non mancano infatti momenti divertenti – commozione e molto calore nei ringraziamenti.

Il pubblico si è quasi sempre disposto per gruppi sociali e di età: le donne separate dagli uomini, gli anziani e gli uomini adulti in gruppo (fra loro i migranti di ritorno, alcuni dei quali già intervistati nei mesi precedenti), i giovani ai bordi (ma particolarmente attenti), i bambini davanti. La grande attenzione dei bambini – anche quelli più piccoli – è stata sorprendente. TUNKA non è infatti rivolto ai ragazzi, ma le azioni fisiche che costellano lo spettacolo, probabilmente anche la percezione dell’importanza del tema, l’eccezionalità dell’evento li ha molto coinvolti, fin dalla fase del montaggio.
I ragazzi più grandi – che costituiscono uno dei principali target del progetto – sono stati preparati dagli insegnanti nelle scuole e dagli animatori della ONG maliana Le Tonus, in alcuni casi Maurizio Schmidt, Luca Fusi e Ildeverd Meda avevano incontrato i professori nei mesi precedenti lo spettacolo. A Fanafié Koro e Diago si sono tenuti incontri con la compagnia nei giorni successivi allo spettacolo e a Kambila è in corso un laboratorio teatrale sul tema che porterà a un esito pubblico il 21 febbraio. E’ stato inoltre lanciato un concorso per temi e disegni ispirati al tema dello spettacolo che premierà i migliori componimenti e i migliori disegni degli allievi con la fornitura di materiale didattico per le scuole partecipanti.

Nelle discussioni che costituiscono il fondamentale secondo tempo del “teatro di sensibilizzazione” e anche negli importanti scambi successivi (saluti, domande durante lo smontaggio), è emerso un generalizzato apprezzamento per lo spettacolo e per il messaggio. Ma soprattutto è stata sottolineata l’importanza dell’informazione (molti dichiarano che non conoscevano se non superficialmente i rischi e le difficoltà del viaggio), del coinvolgimento emotivo (più di uno spettatore ha detto di essersi sentito come un migrante) e sono stati significativi e coinvolgenti gli interventi dei migranti di ritorno (alcuni dei quali parlavano per la prima volta in pubblico, di fronte alla propria comunità). Sono emerse anche riflessioni – soprattutto da parte delle donne – sulla necessità di modificare i comportamenti rispetto alla migrazione all’interno delle famiglie, un aspetto che la performance teatrale mette bene in evidenza.
In molti villaggi, tutti caratterizzati da un’economia agricola e da gravi difficoltà economiche, è emersa con chiarezza la difficoltà di individuare alternative valide alla scelta migratoria, opportunità che possano concretamente motivare i giovani e scoraggiare l’avventura, e sono stati sottolineati bisogni precisi (barrages, pozzi, luoghi di stoccaggio, camere di raffreddamento, attrezzature per la trasformazione dei prodotti).
Infine, uno dei principali effetti del progetto – e che è stato spesso ricordato nei dibattiti – è la costituzione di associazioni dei migranti di ritorno in ciascun comune e fra loro collegate, con obiettivi molto concreti, attenti non solo ai problemi delle persone che sono rientrate, ma ai bisogni dei villaggi nel loro complesso.
Un risultato che il passaggio della carovana e il progetto AwArtMali intende lasciare a queste comunità per contribuire a creare le condizioni perché le opportunità possano davvero permettere a tutti di poter scegliere dove vivere e realizzare il proprio futuro con dignità e senza dovere esporre la propria vita al pericolo dell’avventura di una migrazione irregolare.